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SULMONA
- Certo, vincere una partita
come quella di domenica scorsa
è una soddisfazione di
non poco conto, e non solo per
il valore dell'avversario, la
Faleria Porto Sant'Elpidio vice
capolista del girone B. Formazione
che ha un costo complessivo
di quasi 200mila euro, con giocatrici
che guadagnano cifre rapportate
alle ambizioni, rilevanti, della
società marchigiana.
Ma se prima di confrontarsi
sul parquet, bisogna fronteggiare
il pressappochismo e la superficialità
dell'ammnistrazione comunale,
gli ostacoli imprevisti che
rendono la vittoria forse più
bella finiscono a mente fredda
per suscitare rammarico e delusione.
Giusto organizzare al Palasport
campionati di ballo che richiamano
pubblico per la qualità
degli interpreti. Ma legittimo
è invocare il rispetto
(mancato) delle regole, che
si traduce nel rispetto (mancato)
verso chi porta la città
di Sulmona a confrontarsi con
chi ha vinto lo scudetto ben
sei volte, come Trieste, e in
città con bacini, non
solo sportivi, di tutt'altra
portata. Il Palasport di via
25 Aprile doveva essere liberato
alle 19, lo avevano garantito
il Comune e gli stessi organizzatori
dell'evento: è invece,
con i garanti principali dell'accordo
lontani dai fatti e dalle responsabilità,
all'arrivo della squadra ospite
è stata la Manhattan,
colpevole di aver chiesto il
posticipo a Sant'Elpidio sicura
del rispetto delle regole, a
subìre le rimostranze
dei dirigenti marchigiani, e
a rischiare conseguenze più
gravi, in termini sportivi s'intende,
in una giornata decisiva del
suo campionato. E se qualcuno
ha pensato di brillare sotto
i lustrini, le paillette e i
giri di valzer, la sua luce
si è un po' spannata
quando i riflettori hanno illuminato,
invece, la brillante Manhattan
della città di Sulmona.
Pasquale Lancia
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