Si vince con le proprie qualità,
anche soffrendo. Si vince perché,
per scelta, si punta su un giusto
dosaggio di giocatrici esperte
e giovani (Bassano ha sedici
anni, Puccilli diciotto). La
Manhattan, in buona sostanza,
s'impone mettendoci molto del
suo, com'è successo con
Civitanova, Monopoli e da ultimo
con Pescara. Perché se
la rimonta pescarese nel finale
di partita è merito esclusivo
delle adriatiche e i punti guadagnati
nel supplementare dalla Manhattan
demerito sempre delle pescaresi,
allora è vero anche il
contrario: e cioè che
il recupero dell'Adriatica è
frutto esclusivo del calo di
tensione del Sulmona, come i
tiri liberi guadagnati nel finale
sono un merito delle biancorosse,
che li hanno cercati e, soprattutto,
realizzati con precisione. La
vittoria della Manhattan è,
alla riprova, la tara tra i
propri pregi e i propri difetti,
con i primi nettamente prevalenti.
La squadra è forte, ma
soprattutto serena: è
un blocco unico tra giocatrici,
allenatore e società,
che le consente di leggere al
meglio situazioni difficili
e ingarbugliate come i cinque
minuti in più di Civitanova
e Pescara. Gioca concertando
le proprie iniziative, arricchita
da una play di qualità
cristalline come Zanierato e
da un centro di livello come
Felicella, che pur non ancora
al top della forma, dispensano
giocate e colpi di pregio nei
momenti che contano. Una squadra
che ha scoperto la precisione
balistica di Nicoletta Campisi,
stoccatrice di punta, interprete
di un grande inizio di stagione.
Tre vittorie consecutive sono
una premessa incoraggiante per
il difficilissimo confronto
di domenica prossima con il
Bari, sconfitto sì a
Senigallia, ma formazione forte
e in grado di volgere a proprio
favore ogni momento del confronto.
Sarà una bella partita.
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